
Valentino Rossi bacia la sua M1 dopo la vittoria in Sud Africa nel 2004, era la prima gara in Yamaha.
Ciao a tutti, eccomi qui dopo 7 mesi dalla mia ultima apparizione, il tempo a disposizione è sempre meno ma volevo ringraziare tutti coloro che hanno visitato "il Baffo" a quasi due anni di nascita.
Avevo aperto un altro blog, poco fortunato a dire la verità, di cui non faccio il nome tanto non ci scrivo più ma da cui prendo un post scritto diversi mesi fà e che ritengo interessante
in occasione delle 100 vittoriedi Valentino in carriera.
E' un "copia incolla" ma d'altronde l'ho scritto io quindi posso farlo :)
Si tratta della trattativa che ha portato Valentino Rossi dalla invincibile Honda al "cancello" Yamaha, una moto che 5 anni fà veniva considerata quasi un ferro vecchio e che Valentino insieme al suo fedele team ha portato nel corso degli anni a diventare il top della categoria.
Valentino Rossi, a settembre 2008 sul circuito di Motegi in Giappone, vince
il suo ottavo titolo iridato, sesto nella classe regina, diventando il
secondo di sempre per numero di vittorie dopo Giacomo Agostini (122),
e superando lo stesso Agostini (68) nella top class con 71 successi.
Sempre nel 2008, con le vittorie negli Stati Uniti a Laguna Seca ed Indianapolis
e nel gran premio di casa di Misano, Valentino Rossi ha vinto almeno una volta
su tutte le piste dove ha corso.
Questi numeri, uniti ad una condotta di campionato perfetta, soprattutto dal
punto di vista mentale, hanno portato Valentino Rossi al suo ottavo mondiale.
Per molti addetti ai lavori si è trattato della vittoria più matura, della più
consapevole, della più bella dal punto di vista estetico ma non da quello
emotivo.
La più bella, dal punto di vista del cuore, è senza dubbio quella del 2004,
anno del suo passaggio in Yamaha.
Se dovessi raccontare Valentino Rossi con una gara sceglierei senza dubbio
quella del debutto in Yamaha a Welkom - Sud Africa nel 2004, quando
nessuno poteva neanche lontanamente immaginare il successo della M1
e del suo straordinario centauro.
Ricordo che a fine gara Valentino scese dalla moto, la baciò, e si sedette
accanto a lei con il capo chino.
Sembrava che stesse piangendo dalla commozione, in realtà, come poi
rivelato dallo stesso Valentino, stava ridendo di gusto, pensando "Vi ho
fregati tutti, avevo ragione io".
Da quel giorno Valentino ha smesso di essere campione ed è diventato
fenomeno.
In seguito, con la conquista del mondiale, leggenda.

Valentino Rossi con la T shirt celebrativa del suo sesto mondiale.
CHE SPETTACOLO
"Vi ho fregati tutti, avevo ragione io".
Ma come può venire in mente al miglior motociclista del mondo,
che guida la moto migliore del mondo, di volersene andare ?
In Honda hanno sempre pensato che la tecnologia venisse prima
dell'uomo, la moto prima del pilota, il marchio Honda non poteva
essere messo in discussione, da nessuno, neanche se ti chiami
Valentino Rossi e hai vinto 5 mondiali.
Valentino Rossi aveva iniziato a stancarsi di questo, e non solo.
Era stufo di sentirsi dire dagli addetti ai lavori, dai giornalisti
e dagli appassionati, non da tutti certo, che vinceva soltanto
o soprattutto perché il mezzo che aveva a disposizione era
sfacciatamente migliore degli altri e che chiunque al suo posto
avrebbe vinto altrettanto.

Valentino Rossi in sella alla Honda Hrc.
Con la casa dell'ala dorata vinse 3 titoli mondial (uno in 500 e due in motogp)
In molti sostenevano che vinceva facile grazie alla moto
Fu principalmente per questo motivo che nell'inverno del 2003 inziò
a guardarsi attorno e accettò un incontro con Davide Brivio,
team director della Yamaha, rivale storica della Honda dei tempi che
furono ma non più in grado di competere contro l'ala d'orata.
L'incontro si tenne ad Ibiza, dove Brivio, senza troppi giri di parole, gli disse: "Vogliamo te."
Con Valentino Rossi in sella alla Yamaha il mondiale sarebbe stato
possibile, era questo quello che pensava Davide Brivio, ed è quello
che dentro di sé iniziava a pensare anche Valentino, era ciò di cui
aveva bisogno.
Laguna Seca (U.S.A.) : Valentino Rossi compie un sorpasso al limite
su Caesy Stoner. E' uno dei sorpassi più entusiasmanti nella storia del
motociclismo. La gara segna un punto di svolta nella stagione.
La pazza idea venne a Brivio durante il gran premio del Brasile
del 2002, quello che consacrò Valentino Rossi campione del mondo
per la quarta volta, fu in quell'occasione che ci furono i primi contatti
con il manager di allora, Gibo Badioli.
Nonostante l'idea di lasciare la Honda stesse prendendo sempre più
piede nella testa di Valentino, i vertici della Yamaha erano scettici,
non per le qualità del pilota, indiscutibili, ma perché a loro parere
era impossibile che un pilota come Valentino Rossi lasciasse la
potente Honda per la Yamaha.
Lo interpretavano insomma come un espediente da parte di Rossi
per ottenere il massimo dalla Honda in fase di rinnovo contrattuale.
Nella fase calda della stagione Valentino ebbe anche dei contatti con
la Ducati.
Ebbe modo di incontrare Livio Suppo (team director) e Claudio
Domenicali (amministratore delegato) con i quali discusse di un eventuale
passaggio alla casa di Borgo Panigale.
Non se ne fece mai nulla perchè per Valentino la visione che avevano in
Ducati era in un certo senso simile a quella che c'era in Honda: la casa,
il marchio, la tecnologia vengono prima del pilota.
Seppur con delle differenze, il rigore della Honda non è paragonabile
all'atmosfera che si respira in Ducati, non era quello che stava cercando
Rossi.
La Honda intanto faceva pressioni e pretendeva che Rossi firmasse
il contratto il prima possibile, altrimenti lo avrebbero considerato
non interessato al progetto ed escluso dallo sviluppo della nuova moto.
Nel luglio del 2003, durante il week-end di Donnington, Valentino
Rossi entrò in gran segreto nel paddock della Yamaha e salì per
la prima volta in sella ad una M1, nell'occasione, quella di Carlos
Checa.
Erano presenti anche Gibo, Uccio (l'inseparabile amico di Valentino)
Brivio e Yoda, il capo progetto della M1.
Racconta Valentino: Anche senza accenderla, ho capito subito che era
molto meno razionale della Honda, che è sempre praticamente perfetta,
tanto da sembrare una moto di serie: nn ha niente fuori posto.
E' ordinata, rigorosa. Rispecchia il carattere dei giapponesi della Honda,
insomma. Comunque la M1 aveva diverse cose interessanti, che mi piacevano.
Il problema maggiore era che quella versione del 2003 era troppo disordinata.
Mi sono soffermato sul cruscotto, scoprendo che la Yamaha utilizzava già quello
digitale. La Honda invece ne aveva ancora uno analogico.
Questo era elettronico, motlo grande, ricco di informazioni, veramente bello.
Yoda ha notato che il cruscotto mi stava incuriosendo, quindi si è avvicinato
e lo ha acceso. E ha iniziato a mostrarmi le funzioni. Ne aveva tante, c'erano
molte cose che la RCV non aveva.
"Bell0!" ho esclamato io. "L'abbiamo fatto così grande perchè, se uno ha tempo
durante la gara, può guardarsi un DVD" ha replicato lui, serissimo.
Prima ci siamo guardati in faccia, io, Gibo e Uccio, poi siamo tutti scoppiati a
ridere, e Yoda con noi. Mi è piaciuto l'episodio. Mi ha fatto capire che i
giapponesi della Yamaha hanno un certo spirito, fanno le battute, sono più
goliardici e simpatici.
Si tratta di atteggiamenti impensabili alla Honda, dove sono tutti seri, rigorosi,
impegnati a mostrare la potenza dell'impero.
Quello di Donnington fu un bel passo in avanti, ma la decisione vera e
propria di lasciare la Honda per la Yamaha, Valentino la maturò sempre
ad Ibiza, ad agosto, durante il break estivo.
Successivamente a Brno, gran premio della Repubblica Ceca, Valentino
si incontrò sempre segretamente con Brivio nella Clinica Mobile, senza
dire niente a nessuno.
Anche in quella circostanza si svolse un "gustoso" siparietto con Brivio e
Jarvis (responsabile Yamaha), i quali dovettero nascondersi sotto un tavolo
per l'arrivo improvviso di un custode, mentre Valentino e Uccio
sgranocchiavano dei biscotti come se fosse del tutto normale trovarsi
lì a mezzanotte.
In quell'occasione ci fu la stretta di mano che di fatto
sancì il passaggio di Valentino in Yamaha e dobbiamo dire grazie
di cuore a Davide Brivio perché, con tutta probabilità, se
non gli fosse balenata nella testa quella pazza idea, forse
Valentino Rossi sarebbe soltanto un campione.

Davide Brivio: fu lui ad avere per primo la "pazza idea"
di portare Rossi in Yamaha.
























